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CHI SIAMO

Il nome Varvara è ispirato alla defunta Barbara Belosel’skaja, soprannominata dagli spirtitisti Varvara, che si narra giri ancora tra le mura dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli a Torino alla ricerca di qualche bel giovane da ammaliare e portare con sé nella tomba. L’idea portante di Varvara, del Festival così come dello spirito, è quella di ammaliare, affascinare e appassionare il pubblico in un flusso creativo e partecipato che abbia l’obiettivo di lasciare un segno reale, e non solo un gran mal di testa il giorno dopo. Pensiamo che la cultura non esista come realtà oggettiva esterna a noi, bensì come estensione del nostro modo interno di essere e stare alle cose, da creatori, anziché semplici riproduttori. Anziché lamentarsi di quello che non c’è, Varvara cerca di creare situazioni e relazioni cominciando così a condurre anziché venire condotti e realizzare un sogno reale, per gettarsi nel mondo, per essere seguiti anziché continuare a seguire. Varvara è musica, arte, spettacolo, concerti, dj set, teatro, opere e manufatti; la missione è rappresentare quello che già c’è e quello che verrà, dalle idee dei nuovi designer del terzo millennio, ai vecchi capisaldi dell’arte applicata. Lo stile di Varvara è (o)scuro, etereo, ferreo alle regole della simmetria, quasi austero nella convinzione che non dobbiamo “diventare” nulla, dobbiamo semplicemente “essere”. Varvara è un Festival. Direzione artistica Alessandro Gambo